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Mother Ganga, From Life To Death (tra La Vita E La Morte)

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[FROM GOOGLE TRANSLATE] Even the most orthodox Christians - who should believe in death as the beginning of a new life in communion with the Lord - hopes that this time arrivals as far as possible. For a rather Hindu death is only the end of a life that begins again with a new reincarnation, samsara, until concluding with the attainment of nirvana. And it is at this time that his most ardent desire becomes to be able to die in the holy city par excellence of? Hinduism, Varanasi. Hindus come here from every part of? India, sometimes even facing economic burdens that go well beyond their means. Wandering in the labyrinthine maze of narrow streets and alleys of the old city is not uncommon to come across a funeral procession, extricating the stalls, scooters, cows and heaps of waste, he goes to the oldest burial ghat with a brisk pace punctuated by the rhythm of the mantra ? Ram Nam Satya Hay? (The name of Rama is? Only truth). The Manikarnika ghat is running continuously, 24 hours on 24, every day of the year. The bodies belonged to the highest caste of the complex Indian social system burn on the upper steps of the ghat, and it slopes down as you lower the level of the caste, until you get on the river banks where the bodies of the untouchables are burned. Only women and children only excluded from cremation: their bodies are tied to a rock and thrown directly into the river on which the remains will go to bed sediment along with the carcasses of sacred cows. At the top of the ghats, there are piles of wood of various sizes and different price. Once you acquire the wood workers will think of arranging the pyre in the most appropriate place while porters will provide to soak up the lifeless body in the Ganges as the final purifying bath. Meanwhile the eldest (or next of kin) is shaved all the hair, with the exception of only a tuft in the center of the head. On him ? dressed in a white robe? l will fall? burden to draw from the hearth of the sacred fire the spark which will ignite the pyre, but not before he had sprinkled the corpse clarified butter and sandalwood powder. Relatives and friends gather around the pyre while the body is wrapped by high tongues of fire which spread black smoke and the? Acrid smell of burning flesh that make the? air unbreathable The scene is surreal, nevertheless no one is crying or despairs. Life and death are two experiences with absolute normality even for the dying accommodated in a sort of hospice, a building of a bleak gray overlooking right on top of the ghat. It is poor people fattesi accompany Varanasi right to die peacefully. For their support shall volunteers who are working in any way to raise the funds needed to accompany them with dignity until death, including the? alms. IS? was thanks to a consistent (and, to be fair, not disinterested) contribution to the family that runs the ghat that I had? exclusive opportunity to access and photograph, something normally forbidden in such a way also very strict. I approached the rituals with the utmost respect and discretion. I initially felt a strong discomfort in? be there, stranger, to interfere with my camera in a moment so intimate and special. C? It took a while before I realized the first shot. And were they, the relatives of the deceased, to break down the wall of mistrust that, in truth, I had created himself. Indeed, they were more to be intrigued by my presence than I by the surreal? for me ? situation that I had before my eyes. I was disarmed? and it was not the first time during my trip to India? from? affability of an extraordinary people I've never caught a glimpse of that track? hatred, that anger and quell? indifference that often emerge from our pseudo Western civilization. They have offered their masala tea, and spoke to me of their religion. You lent themselves to my photography with ease and naturalness, appreciating my discretion in not dwell on macabre details. The complete decomposition of the body can also take four, five hours, after which the ashes are collected in a? urn and returned to Mother Ganga, on whose banks the same time, life continues to flow between prayers, ablutions and meditations. [ITA] Anche il cristiano pi ortodosso - che dovrebbe credere nella morte come inizio di una nuova vita in comunione con il Signore - auspica che questo momento arrivi il pi lontano possibile. Per un induista invece la morte solo la fine di una vita che ricomincia con una nuova reincarnazione, il samsara, fino a concludersi con il conseguimento del nirvana. Ed in questo momento che il suo pi ardente desiderio diventa quello di poter morire nella citt sacra per eccellenza dell?induismo, Varanasi. Qui giungono induisti da ogni parte dell?India, talvolta anche affrontando oneri economici che vanno ben oltre le loro possibilit. Aggirandosi nel labirintico dedalo di viuzze e vicoli della citt vecchia non raro imbattersi in un corteo funebre che, districandosi tra bancarelle, motorini, mucche e cumuli di rifiuti, si dirige verso il pi antico ghat funerario con il passo svelto scandito dalla ritmo del mantra ?Ram Nam Satya Hay? (il nome di Rama ?unica verit). Il Manikarnika ghat in funzione a ritmo continuo, 24 ore su 24, per tutti i giorni dell?anno. Le salme appartenute alla casta pi alta del complesso sistema sociale indiano ardono sui gradoni superiori del ghat, e si digrada man mano che si scende con il livello della casta di appartenenza, fino ad arrivare sulle sponde del fiume ove vengono bruciati i corpi degli intoccabili. Solo donne e bambini solo esclusi dalla cremazione: i loro corpi vengono legati a un masso e gettati direttamente nel fiume sul cui letto i resti andranno a sedimentarsi insieme alle carcasse delle mucche sacre. Alla sommit del ghat ci sono cumuli di legna di vario taglio e vario prezzo. Una volta acquistata la legna gli addetti penseranno a sistemare la pira nel luogo pi adatto mentre i portantini provvederanno a immergere il corpo esanime nelle acque del Gange quale ultimo bagno purificatore. Nel frattempo al primogenito (o parente pi prossimo) vengono rasati tutti i capelli, fatta eccezione di un solo un ciuffo nel centro del capo. Su di lui ? vestito di una tunica bianca ? ricadr l? onere di attingere dal braciere del sacro fuoco la scintilla con cui incendier la pira, non prima per di aver cosparso la salma di burro chiarificato e di polvere di legno di sandalo. I parenti e gli amici si dispongono attorno alla pira mentre il corpo viene avvolto da alte lingue di fuoco da cui si diffonde un fumo nero e l?odore acre della carne bruciata che rendono l? aria irrespirabile La scena surreale, pur tuttavia nessuno piange o si dispera. La vita e la morte sono due esperienze vissute con assoluta normalit persino per i moribondi ospitati in una sorta di ospizio, un edificio di un grigio tetro affacciato proprio sulla sommit del ghat. Si tratta di persone povere fattesi accompagnare a Varanasi proprio per morirvi serenamente. Al loro sostentamento provvedono alcuni volontari che si prodigano in qualunque modo per reperire i fondi necessari per accompagnarli dignitosamente fino alla morte, compresa l? elemosina. E? stato proprio grazie a un consistente (e, a onor del vero, non disinteressato) contributo dato alla famiglia che gestisce il ghat che ho avuto l? esclusiva possibilit di accedervi e fotografare, cosa normalmente vietata in maniera anche assai rigorosa. Mi sono approcciato alla ritualit con il massimo rispetto e discrezione. Ho inizialmente provato un forte disagio nell? essere l, estraneo, per interferire con la mia macchina fotografica in un momento cos intimo e particolare. C? voluto del tempo prima che realizzassi il primo scatto. E sono stati proprio loro, i parenti dei defunti, ad abbattere quel muro di diffidenza che, in verit, mi ero creato da solo. Anzi, erano pi loro a essere incuriositi dalla mia presenza piuttosto che io dalla surreale ? per me ? situazione che avevo dinanzi agli occhi. Sono stato disarmato ? e non stata la prima volta durante il mio viaggio in India ? dall? affabilit di un popolo straordinario in cui non ho mai intravisto traccia di quell? odio, quella rabbia e quell? indifferenza che spesso emergono dalla nostra pseudo civilt occidentale. Mi hanno offerto il loro masala the mentre mi parlavano della loro religione. Si sono prestati alla mia fotografia con tranquillit e naturalezza, apprezzando la mia discrezione nel non indugiare su particolari macabri. La completa decomposizione del corpo pu richiedere anche quattro, cinque ore, dopo di che le ceneri vengono raccolte in un? urna e restituite alla Madre Ganga, sulle cui rive, contemporaneamente, la vita continua a scorrere tra preghiere, abluzioni e meditazioni.

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